Che cos’è la psicogenealogia?

La psicogenealogia è una terapia sviluppata negli anni 1970 dalla dott.ssa  Anne Ancelin Schützenberger, si basa sul principio secondo il quale il vissuto dei nostri avi potrebbe influenzare la nostra esistenza.

Anne Ancelin-Schützenberger,psicoanalista  francese, ha sviluppato i principi della psicogenalogia mentre lavorava con pazienti malati di cancro. Osservava  nella loro storia familiale delle ripetizioni. Parla di una « sindrome da anniversario ».  Descrive  la sua teoria nel libro La sindrome degli antenati. (Di Renzo editore).

psicogenalogia

Il principio

Questa tecnica terapeutica prende le sue basi nella genealogia. Si tratta di analizzare il vissuto dei propri avi, per scoprirvi le cause dei disturbi di cui soffriamo oggigiorno. Blocchi, disturbi psichici, difficoltà  e anche malattie potrebbe venire dai nostri antenati. I traumatismi si trasmetterebbero in maniera inconscia di generazione in generazione: è l’inconscio familiare.

Per esempio, un uomo che soffre di una fobia dell’acqua, e rifiuta di farsi il bagno nel mare, ha forse avuto un bis-nonno morto annegato.
Gli strumenti
Viene utilizzata la tecnica del genosociogramma, un albero genealogico che ripercorre tutti gli eventi significativi della vita di ciascun ascendente (decessi, incidenti, matrimoni, separazioni, nascite, malattie). Il risultato di questa indagine, consente di evidenziare le ripetizioni tra le generazioni. La realizzazione di quest’albero genealogico richiede un importante lavoro investigativo.

Un oggetto di analisi particolarmente importante è la coincidenza tra le date di nascita, di matrimonio, di morte, di incidente, dei diversi membri del sistema familiare: Schützenberger riscontra infatti la cosiddetta sindrome da anniversario, che si manifesta con l’insorgere di malattie o il verificarsi di incidenti allo scadere di una certa età, o di una data particolare.

Lo studio dell’albero genealogico è corredato da un lavoro terapeutico. Esistono diversi approcci, possiamo elencare quello delle “costellazioni familiare”, inventata dal tedesco Bert Hellinger. Durante una seduta gruppale, viene ricostituita la storia individuale di un paziente, con l’ausilio dei partecipanti  che interpretano i membri chiave della famiglia.

Gli elementi fondamentali della psicogenenalogia sono:

  • il concetto di lealtà familiare:   le relazioni tra i membri di una famiglia sono disciplinate da una legge inconscia e sottile che opera al fine di preservare l’esistenza, l’equilibrio e il benessere della famiglia, fondamentale per la vita stessa della famiglia e lo sviluppo dei singoli individui. Questo principio viene definito “lealtà familiare”. Se la lealtà familiare da un lato svolge quindi un’azione di salvaguardia per i componenti della famiglia, dall’altro lato, potrebbe fungere da un limite ostacolando la piena autorealizzazione di un componente. Il problema si pone quando la lealtà familiare impedisce ai membri nati successivamente di “superare” i membri nati prima, accedendo a un grado di benessere e di successo superiore; e ancor maggiormente quando vengono prolungati nelle generazioni successive i comportamenti distruttivi delle generazioni precedenti.
  • il bambino di sostituzione, ovvero il meccanismo sistemico per cui ai nuovi nati nel sistema viene richiesto di prendere il posto degli elementi mancanti o scomparsi, chiamandoli con lo stesso nome, ad esempio, o sostenendo una proiezione continua (“Sei uguale a tuo nonno, hai gli stessi occhi”);
  • i segreti di famiglia, il non-detto che genera cripte e fantasmi, ovvero sintomi e disturbi psicofisici;
  • la nevrosi di classe, cioè quella forma di lealtà familiare che ostacola l’avanzamento sociale, il successo, il denaro: non sentendosi autorizzati a essere migliori dei propri antenati, si mettono in atto dei meccanismi inconsci di auto-sabotaggio;
  • le alleanze familiari, tese ad escludere alcuni membri del sistema.

Cosa succede nella mente della donna durante la gravidanza?

Si crea uno stato emotivo particolare, chiamato trasparenza psichica, che si incontra soltanto durante la gravidanza. E uno stato in cui la donna è molto più permeabile a quello che accade dentro di se e nel rapporto con l’altro. Dei frammenti dell’inconscio possono arrivare più facilmente alla coscienza. E un momento in cui c’è una grande disponibilità ad aprirsi, a ricordare momenti del proprio passato. Il bambino in grembo spinge la donna a ricordare la propria infanzia, prima ancora di potere pensare al suo bambino, ricorda la bambina che è stata.

Ci sono inoltre diverse tappe psichiche nella gravidanza.

Il primo trimestre è un trimestre particolare, ci sono ancora poche modificazione corporee visibile, ma dal punto di visto psichico è molto ricco. Questa fase viene chiamata quella dell’ incorporazione, inizia con il concepimento fino al momento in cui la donna percepisce i primi movimenti del feto.

In questa fase, la donna sente i disaggi come le nausee legati ai cambiamenti ormonali ma non sente ancora la presenza del feto, e di conseguenza non vi è ancora una rappresentazione del bambino. La donno parla del suo corpo, del suo stato e ancora poco del bambino. In questo primo periodo, la donna si concentra sul proprio passato, sui ricordi della bambina che è stata. Ripercorre la sua storia. Legami passati, quelli con il padre e la madre, vengono risvegliati e rievocati. Possono essere dolorosi o sereni, ma sono sempre presenti. Il rapporto con la propria madre viene particolarmente sollecitato e interrogato. Infatti , è attraverso la propria esperienza relazionale con la madre, la donna si è costruita un idea della maternità.

Occorre aspettare il secondo trimestre perché le donne iniziano a dire qualcosa sul bambino che portano: l’immagine e la rappresentazione del bambino iniziano con la percezione dei movimenti del bambino . E in questa fase che nasce la relazione di attaccamento al bambino. Nel secondo trimestre il bambino inizia ad esistere nella mente della madre ma non è ancora percepito come diverso.

nel terzo trimestre , le donne evocano la paura del parto, del dolore. In quella fase, la donne inizia a prepararsi alla separazione. Gli ultimi mesi vedono il bambino in un ritmo di vita intrauterina diverso di quello della madre: “quando dormo, lui fa festa”. C’è un primo abbozzo di differenziazione tra il feto e la madre, la donna inizia a potere pensare al bambino come un essere diverso da se, con tratti di carattere diversi da se.

In questa fase, l’attenzione della donna si sposta da se stessa, dal proprio corpo come contenitore del bambino, al contenuto ovvero il bambino. Si prepara ad accogliere il suo bambino e ad entrare in sintonia con lui, si sviluppa allora un altro stato psichico particolare, descritto dallo psicoanalista D.W.Winnicott: la preoccupazione materna primaria. Si tratta di uno stato mentale particolare della madre che accoglie il suo neonato adattandosi il più possibile ai suo bisogni. Per creare un ambiente favorevole al bambino, la madre deve sviluppare un ipersensibilità che le consente di usare tutte le risorse della sua empatia per adeguarsi ai bisogni del bambino. La madre sposta l’interesse dal proprio self verso il bebè, e ciò le consente di agire al momento giusto e di capire quello che può sentire il neonato in base ai suoi comportamenti. Questa capacità si sviluppa progressivamente durante la gravidanza e continua durante i primi mesi di vita del neonato. Winnicott ha descritto questo stato come “una malattia normale”.

La gravidanza è dunque un momento di transizione e di maturazione molto impegnativo, tra l’inizio della gravidanza in cui la donna è fortemente concentrata su stessa e sul suo passato, si arriva al termine dei nove mesi ad un attenzione completamente rivolta verso un altro essere diverso da se.