Terzo gruppo allargato a Perugia: uno spazio di confronto (psicologa Amelia)

Sabato 9 aprile si svolgerà a Perugia la terza edizione del gruppo allargato, un nuovo tipo di setting rispetto al gruppo analitico allargato. L’evento è organizzato in un pomeriggio di 3 sessioni di un ore e mezza ciascuna. Il gruppo allargato è uno spazio di incontro per condividere e confrontare opinioni, sogni, pensieri, emozioni, fantasie, storie… senza un tema pre-definito attraverso il dialogo. All’interno di un Gruppo Allargato, condotto da specialisti esperti in dinamiche psicosociali e di gruppo, si può sperimentare che la condivisione e il confronto in gruppo attraverso il dialogo possono contribuire alla costruzione del proprio benessere e di quello collettivo.  Tutti possono partecipare soprattutto coloro che desiderano un confronto aperto attraverso la parola e migliorare le proprie capacità relazionali.

L’evento è organizzato in collaborazione con l’associazione Il Cerchio Gruppoanalisi.

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Come funziona concretamente il metodo EMDR? (Psicoterapeuta Terni)

Un film per capire concretamente il funzionamento della tecnica EMDR.

Spesso i pazienti che incontro nello studio di psicologia ad Amelia, a Terni o a Roma, vogliono capire come  una seduta di EMDR si articola e in che modo questa tecnica agisce sul cervello.

Ho quindi preparato questo video per descrivere lo svolgimento di una seduta e l’azione delle stimolazioni bilaterali sul cervello.

Buona visione.

 

Curare la depressione con l’EMDR (Psicologa Roma)

L’Emdr è una tecnica terapeutica che funziona anche per la cura della depressione, oltre che per elaborare un trauma? Gli studi dimostrano l’efficacia dell’Emdr nella terapia della depressione.

Che cosa succede quando un ricordo, un trauma, uno o più pensieri ci destabilizzano profondamente, al punto da rovinarci la vita quotidiana, la salute o il sonno?

“ci rivolgiamo ad uno psicologo” “assumiamo antidepressivi”. Si, ed è già molto. Ma a volte insufficiente.

Cerchiamo di risolvere il problema attraverso il linguaggio,  e nel cervello la sede del linguaggio è la neocorteccia. A volte, in alcune depressioni, questa parte del cervello non funziona più in maniera efficace, perché dominata dalla parte emotiva del cervello, l’amigdala.

Questo è il motivo per cui in alcuni casi, si raccomanda l’assunzione di un farmaco per abbassare la carica emotiva, prima di procedere ad una psicoterapia . L’amigdala è un area del cervello che reagisce quando c’è un pericolo: ci evita di pensare e ci consente di attivare tutti i riflessi e le sostanze chimiche (per esempio l’adrenalina) per fronteggiare o fuggire un pericolo. Una volta superato il pericolo, ritorna ad essere “in stand-by”. Ma se l’amigdala continua a funzionare considera il pericolo sempre presente e invade il cervello: siamo così travolti da un’ondata di emozioni, ci troviamo in uno stato di malessere perenne, ovvero cadiamo in depressione.

Questo perché il cervello emozionale (il sistema limbico) dominato dall’amigdala, non comunica più con il cervello prefrontale (la neocorteccia) ovvero la parte del cervello  che deve classificare ed elaborare l’evento, permettendo di assimilare e etichettare l’evento stesso come passato e quindi non più pericoloso.

Lo schema seguente illustra le parti del cervello coinvolte nelle emozioni.

CERVEAU-ET-AMYGDALE

L’EMDR permetterebbe di desensibilizzare i ricordi e i pensieri negativi simulando i due emisferi del cervello per metabolizzare traumi del passato, comportamenti o idee negative. L’EMDR offrirebbe una scorciatoia per eliminare nel profondo i sintomi legati ad eventi passati che non sono stati elaborati dal sistema limbico (che non sono stati metabolizzati psichicamente). Lo psichiatra francese David Servan Schreiber ha descritto questo metodo in modo esaustivo :

“si tratta di stimolare il cervello da destra a sinistra e da sinistra a destra (attraverso lo sguardo, la voce o il tocco) in modo da sbloccare l’evento traumatico rimasto intrappolato nella psiche e di riattivare il naturale sistema di auto guarigione del cervello perché analizzi l’informazione e la “digerisca”

Servan Schreiber afferma anche che: “La terapia EMDR (quando è condotta bene) è molto più efficace, arriva molto oltre e più profondamente della psicoanalisi:attiva un normale processo di guarigione”. Altresì “(…) la terapia EMDR non si sostituisce ad un lavoro psicoanalitico per tutto quello che riguarda una maggiore conoscenza di se a lungo termine. Queste due forme di terapia son tra l’altro spesso utilizzate in maniera congiunta con profitto”.

L’EMDR consente di alleviare il dolore acuto causato da un trauma passato per poi permettere di capire   con un percorso di terapia tradizionale in maniera più approfondita le conseguenze di quell’evento sulla propria vita.

Nel mio studio di psicologa  ad Amelia e a Roma, laddove può essere risolutivo, mi avvalgo della tecnica Emdr associata ad una terapia di orientamento psicodinamico.

Fonte: David Servan Schreiber : Guarire, ed. Pickwick

Autore : Ingrid Hugnet

7 sintomi fondamentali della dipendenza da cocaina (psicologa Amelia)

Esistono alcuni segnali chiari per capire se una persona ha sviluppato una dipendenza dalla cocaina, basta presentarne tre per ritenersi dipendente.

La dipendenza patologica è una condizione in cui una persona sviluppa una compulsione
all’utilizzo della sostanza, aumentando la dose e la frequenza d’ uso, pur sapendo dei
gravi effetti collaterali fisici o psicologici e del grave sovvertimento causato alle sue
relazioni personali e al suo sistema di valori.

cocaine
L’Associazione Psichiatri Americani (APA) identifica 7 sintomi fondamentali nella
dipendenza da cocaina.
Una persona deve presentarne soltanto 3 per ritenersi dipendente:

  1. Uso eccessivo o inappropriato di cocaina e altre sostanze.
    Ad esempio: utilizzare sostanze o ubriacarsi e non essere in grado di svolgere le proprie
    attività a casa, al lavoro o con altre persone; sentire di aver bisogno della droga per
    essere adeguato con gli altri, al lavoro o a casa; guidare sotto l’effetto di droga;
  2. Assillo costante ad ottenere o utilizzare cocaina o altre sostanze.
    Ad esempio: vivere solo per usare cocaina, alcol o altre droghe; rendere l’uso di sostanze
    eccessivamente importante nella propria vita; essere ossessionato dall’uso di droga.
  3. Tolleranza ridotta o aumentata per cocaina o per altre droghe.
    Ad esempio: avere bisogno di più cocaina per sballare; sballare con più facilità o con
    meno cocaina che in passato.
  4. Perdita del controllo : una volta iniziato il consumo di cocaina o di altre droghe, avere problemi a
    interromperla o a ridurne l’uso, oppure smettere l’uso di cocaina per un periodo di
    tempo ( giorni, settimane o mesi) per poi ricominciare di nuovo.
    Ad esempio: non essere capaci di controllare quanta o quanto spesso si usa cocaina;
    usare alcol o sostanze in quantità maggiori rispetto a quanto previsto; promettere di
    smettere senza riuscirci; non essere capaci di mantenersi astinenti.
  5. Astinenza quando si riduce o si cessa l’uso di cocaina o di altre sostanze
    Ad esempio: stare male fisicamente quando si è cessato o si è ridotto l’uso di cocaina
    (avere tremori, nausea,orripilazione, rinorrea ); manifestare dei sintomi psichici quali
    depressione, ansia, agitazione; usare cocaina o altre droghe per evitare o interrompere i
    sintomi astinenziali. ( per esempio usare sostanze per prevenire l’astinenza , usare alcol o
    droghe per fermare i sintomi, una volta iniziati)
  6. Continuare ad usare cocaina o altre droghe. anche se queste stanno creando
    problemi alla propria vita
    Ad esempio: non ricorrere ad un medico, ad un terapeuta o ad un altro professionista
    per cessare l’uso di cocaina o di altre sostanze, nonostante questo sia un problema;
    perdere il lavoro o non essere capaci di trovarne un altro; farsi arrestare od avere altri
    problemi legali; avere problemi in famiglia o con gli amici; avere problemi finanziari.
  7. Rinunciare ad attività importanti o perdere amicizie per l’uso di cocaina o di altre
    sostanze:
    Ad esempio smettere di partecipare ad attività un tempo ritenute importanti, rinunciare ad
    amici che non usano sostanze, rovinare relazioni a causa dell’uso di droga.

Se pensi di presentare almeno tre di questi segni, allora è probabile che abbia sviluppato una dipendenza ed è consigliabile rivolgersi ad uno specialista psicologo o psichiatra specializzato nella presa in carico delle dipendenze.

Siamo cosi sicuri che l’allattamento non abbia niente a che fare con la sfera sessuale?( Psicologa Amelia)

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Prendo spunto su una notizia di cronaca che ha fatto parecchio discutere negli ultimi giorni. Una mamma inglese di 44 anni, madre di 2 bimbi, allatta tuttora la figlia dell’età di sei anni e il figlio di 18 mesi.

La notizia è arrivata anche in America, dove il dibattito si è allargato, con i pro-allattamento ad oltranza e i contro e tra i sostenitori della mamma inglese, c’è stato anche una psicologa Kathleen Kendall-Tackett, che ha scritto a National Public Radio : «Ci sono tante persone che nei paesi occidentali sono state allattate fino a 3 anni o più. Non sono casi così rari. Si conoscono poco perché le madri che lo fanno sanno esattamente come vengono giudicate dalla società. Ci sono casi in cui alcune madri temono di essere accusate di “abuso sessuale.” Quando si sa che l’allattamento non ha nulla a che fare con la sfera sessuale».

Personalmente, come madre che ha allettato il proprio figlio fino a 13 mesi, come membro di un’associazione che promuove l’allattamento al seno (Lattemiele), come psicologa, mi permetto di dissentire, sull’ultima affermazione della Kendalll. Tackett, ovvero che l’allattamento non ha nulla a che fare con la sfera sessuale.

In primo luogo perché da un punto di vista psicodinamico, tutto è sessualità. Ovvero anche le primissime cure che la madre da al neonato, le coccole, i massaggi, sono stimolazioni che permetteranno al bambino di crescere sano e a suo agio con il proprio corpo, ovvero di investire in maniera erogena il suo corpo. I bambini non presi in braccio, coccolati, sono quelli che poi hanno sviluppato una forma di ospedalismo e di abbandonismo come quei casi osservati alla fine della didattura di Ceaucescu quando si sono scoperti casi di bambini molto carenzati negli orfanotrofi in Romania.

In questo senso, sin dalla nascita, c’è una componente sessuale, nel rapporto madre- bambino che però non è ancora colorato dall’aspetto dal desiderio. E’ il piacere corporeo della coccola. A sei anni, le cose sono bene diverse, il bambino ha già attraversato (o sta attraversando ) la fase edipica, ovvero un periodo in cui se è maschio fantastica di prendere il posto del papà nel cuore della mamma e se femmina sogna di sposarsi da grande con il padre e soppiantare la mamma. Credo quindi che se a quest’età, è ancora allattato potrebbe sentirsi onnipotente, e vedere in parte il suo sogno realizzato, ovvero di condividere con la mamma un intimità che normalmente è riservata al padre.

É per questo che il ruolo del padre nella crescita del bambino è fondamentale.

In effetti, nei primi mesi di vita, tra madre e bambino, si instaura una fusione, uno stato di estrema sintonizzazione della madre verso i bisogni del suo bambino. E quello che le consente di capire i suoi pianti e di anticipare i suoi bisogni. Questa fase, Winnicott psicoanalista inglese, l’ha chiamata preoccupazione materna primaria, e la definisce una “malattia” normale, perché è transitoria e utile al mantenimento in vita del piccolo. Con la crescente maturità del bambino, la madre si adegua e lascia sempre più spazio tra se e il figlio. In effetti quello che è necessario ad un neonato, una perfetta sintonizzazione, non lo è più con un bambino più grande, anzi gli impedirebbe di fare determinate tappe di sviluppo. Ed è in questi casi, quando per un motivo o per un altro, c’è una fatica ad uscire dalla simbiosi dei primi mesi, che il ruolo del padre è fondamentale. Lui è presente e apre il rapporto duale verso il rapporto al terzo. Il terzo è prima di tutto il padre, ma anche l’esterno, il resto della famiglia e poi la società.

In conclusione, non so se ci sia qualcosa di patologico nel caso della mamma inglese perché i vari articoli di stampa non ci consentono di farne un quadro psicologico, ma mi sembra restrittivo affermare che nell’allattamento non vi sia nessuna componente sessuale e questo qualsiasi sia l’età del bambino. Ovviamente, ribadisco che la sessualità va intesa in senso lato, cioè che alla nascita e nei primi mesi di vita, il contatto pelle a pelle, madre bambino favorisce l’integrazione e l’equilibrio corporeo del piccolo d’uomo.

Che cosa fa lo psicologo? Un corto animato lo spiega! (Psicologa Amelia)

Condivido qui questo bellissimo corto che descrive molto bene il lavoro dello psicoterapeuta. L’empatia, la relazione terapeutica, il transfert,  descritti senza parole ma con delle bellissime immagini.

Mostra anche che neanche lo psicologo  è immune dalla sofferenza e che anche lui giova dell’aiuto di un terzo.

Illuminante!

Incinta e non saperlo: la negazione di gravidanza

deni grossesseGiungono ogni tanto sui notiziari notizie di donne che scoprono di essere incinte quando sono in preda ai dolori del travaglio e che partoriscono in breve tempo in casa o al pronto soccorso. L’ultimo caso a balzare agli onori della cronaca è quello della donna di Varese, madre di un bambino piccolo che ancora allattava, che ha scoperto di essere incinta quando stava già partorendo.

La domanda che sorge immediata è come sia possibile che una donna non avverta i segnali che indicano che è incinta, e come mai nessuno intorno a lei si accorga che una gravidanza è in atto. In effetti difficilmente una gravidanza riesce a passare inosservata. Ma è probabile che quello che è accaduto alla donna di Varese e a molte delle mamme che scoprono con estremo ritardo la propria gravidanza sia da attribuire ad un disturbo chiamato Negazione di gravidanza.

La negazione di gravidanza consiste nell’essere incinta senza esserne consapevole. Poiché la mente ignora la gravidanza, il corpo si sforza di nasconderla. Non va confusa con la gravidanza nervosa o le gravidanze nascoste. Nel primo caso, la donna desidera cosi intensamente un bambino che il corpo ne mostra tutti i sintomi allorché la donna non è incinta. Nel secondo caso, la donna sa di essere incinta, ma per alcune ragioni, cerca di nasconderlo a chi la circonda.

Nella negazione di gravidanza, la donna non sente nessuno dei segni abituali della gravidanza : il ciclo continua, non c’è aumento di peso, la pancia rimane piatta, le nausee del primo trimestre non si manifestano. Il corpo si adatta anatomicamente a questa gravidanza dissimulata : l’utero si posiziona diversamente. Anziché girarsi in avanti, si sviluppa in altezza. Per nascondersi, il feto si colloca sotto le costole della madre, con una presentazione podalica che rende la pancia meno sporgente . Inoltre i muscoli dell’addome non si allentano e la pancia rimane quindi completamente piatta ingannando cosi sia madre che famigliari. I movimenti del bambino vengono interpretati come se fossero dovuti a banali gonfiori. Inoltre sembra che il feto si muova meno o addirittura non si muova affatto quando è in atto una negazione di gravidanza.

Se la donna scopre di essere incinta prima del parto, attraverso una visita medica per esempio, è stupefacente scoprire come nell’arco di una notte la pancia che non si vedeva finora, esce all’improvviso. È importante sapere che non sono soltanto le donne alla prima gravidanza ad essere colpite dalla negazione di gravidanza, in realtà metà di queste donne sono già madri.

Qual è la causa della negazione di gravidanza?

Come mai la gestazione psichica non riesce ad effettuarsi ? Se la negazione è in psicopatologia un meccanismo di difesa che serve a proteggere l’Io di una realtà inaccettabile, di quale realtà si tratta? Può darsi che per quella donna questa gravidanza in particolare rimandi ad una realtà traumatica. Ce lo illustra la storia di Alexandra, la quale ha scoperto tardivamente la sua seconda gravidanza, a spiegare la negazione, c’è forse la perdita di due dei suoi cari nel corso della prima gravidanza, che le ha fatto associare gravidanza e morte. Altre donne hanno avuto un vissuto traumatico della propria nascita, un decesso legato alla gravidanza nelle generazioni precedenti, un gravidanza causata da una violenza sessuale.

Non ci sono ancora studi sul tipo di rapporto che viene instaurato successivamente tra madre e bambino. Ci vorrà del tempo prima che la donna riesca ad accettare questo bambino e questa maternità: per alcune donne settimane, per altre mesi, in cui le cure del bambino saranno lasciate al padre o verranno svolte in maniera meccanica. Ma prima o poi, qualcosa si sblocca, quando la madre riesce ad elaborare quello che non è stato pensato durante la gravidanza. Sophie Marinopoulos, psicologa, autrice del libro Nell’intimo delle madri, afferma :

“il legame madre bambino è una costruzione. Può essere malmenato inizialmente e trovare successivamente un equilibrio. Il tempo è quello che più aiuta in queste situazioni, insieme alla presenza di un terzo, benevole, disponibile ad aiutare, accompagnare e capire.”

Serve quindi un accompagnamento particolare per queste neo mamme da parte degli operatori di salute. E per questo che una maggiore conoscenza di questa problematica da parte dei professionisti sarebbe necessaria per permettere un’adeguata presa in carico di queste donne e del loro bambino.