Come funziona concretamente il metodo EMDR?

Un film per capire concretamente il funzionamento della tecnica EMDR.

Spesso i pazienti che incontro nello studio di psicologia ad Amelia, a Terni o a Roma, vogliono capire come  una seduta di EMDR si articola e in che modo questa tecnica agisce sul cervello.

Ho quindi preparato questo video per descrivere lo svolgimento di una seduta e l’azione delle stimolazioni bilaterali sul cervello.

Buona visione.

 

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Curare la depressione con l’EMDR ?

cropped-cropped-eye-brain-photo-neuropsych-workshop13.pngL’Emdr è una tecnica terapeutica che funziona anche per la cura della depressione, oltre che per elaborare un trauma? Gli studi dimostrano l’efficacia dell’Emdr nella terapia della depressione.

Che cosa succede quando un ricordo, un trauma, uno o più pensieri ci destabilizzano profondamente, al punto da rovinarci la vita quotidiana, la salute o il sonno?

“ci rivolgiamo ad uno psicologo” “assumiamo antidepressivi”. Si, ed è già molto. Ma a volte insufficiente.

Cerchiamo di risolvere il problema attraverso il linguaggio,  e nel cervello la sede del linguaggio è la neocorteccia. A volte, in alcune depressioni, questa parte del cervello non funziona più in maniera efficace, perché dominata dalla parte emotiva del cervello, l’amigdala.

Questo è il motivo per cui in alcuni casi, si raccomanda l’assunzione di un farmaco per abbassare la carica emotiva, prima di procedere ad una psicoterapia . L’amigdala è un area del cervello che reagisce quando c’è un pericolo: ci evita di pensare e ci consente di attivare tutti i riflessi e le sostanze chimiche (per esempio l’adrenalina) per fronteggiare o fuggire un pericolo. Una volta superato il pericolo, ritorna ad essere “in stand-by”. Ma se l’amigdala continua a funzionare considera il pericolo sempre presente e invade il cervello: siamo così travolti da un’ondata di emozioni, ci troviamo in uno stato di malessere perenne, ovvero cadiamo in depressione.

Questo perché il cervello emozionale (il sistema limbico) dominato dall’amigdala, non comunica più con il cervello prefrontale (la neocorteccia) ovvero la parte del cervello  che deve classificare ed elaborare l’evento, permettendo di assimilare e etichettare l’evento stesso come passato e quindi non più pericoloso.

Lo schema seguente illustra le parti del cervello coinvolte nelle emozioni.

CERVEAU-ET-AMYGDALE

L’EMDR permetterebbe di desensibilizzare i ricordi e i pensieri negativi simulando i due emisferi del cervello per metabolizzare traumi del passato, comportamenti o idee negative. L’EMDR offrirebbe una scorciatoia per eliminare nel profondo i sintomi legati ad eventi passati che non sono stati elaborati dal sistema limbico (che non sono stati metabolizzati psichicamente). Lo psichiatra francese David Servan Schreiber ha descritto questo metodo in modo esaustivo :

“si tratta di stimolare il cervello da destra a sinistra e da sinistra a destra (attraverso lo sguardo, la voce o il tocco) in modo da sbloccare l’evento traumatico rimasto intrappolato nella psiche e di riattivare il naturale sistema di auto guarigione del cervello perché analizzi l’informazione e la “digerisca”

Servan Schreiber afferma anche che: “La terapia EMDR (quando è condotta bene) è molto più efficace, arriva molto oltre e più profondamente della psicoanalisi:attiva un normale processo di guarigione”. Altresì “(…) la terapia EMDR non si sostituisce ad un lavoro psicoanalitico per tutto quello che riguarda una maggiore conoscenza di se a lungo termine. Queste due forme di terapia son tra l’altro spesso utilizzate in maniera congiunta con profitto”.

L’EMDR consente di alleviare il dolore acuto causato da un trauma passato per poi permettere di capire   con un percorso di terapia tradizionale in maniera più approfondita le conseguenze di quell’evento sulla propria vita.

Nel mio studio di psicologa  ad Amelia e a Roma, laddove può essere risolutivo, mi avvalgo della tecnica Emdr associata ad una terapia di orientamento psicodinamico.

Fonte: David Servan Schreiber : Guarire, ed. Pickwick

Autore : Ingrid Hugnet

7 sintomi fondamentali della dipendenza da cocaina

Esistono alcuni segnali chiari per capire se una persona ha sviluppato una dipendenza dalla cocaina, basta presentarne tre per ritenersi dipendente.

La dipendenza patologica è una condizione in cui una persona sviluppa una compulsione
all’utilizzo della sostanza, aumentando la dose e la frequenza d’ uso, pur sapendo dei
gravi effetti collaterali fisici o psicologici e del grave sovvertimento causato alle sue
relazioni personali e al suo sistema di valori.

cocaine
L’Associazione Psichiatri Americani (APA) identifica 7 sintomi fondamentali nella
dipendenza da cocaina.
Una persona deve presentarne soltanto 3 per ritenersi dipendente:

  1. Uso eccessivo o inappropriato di cocaina e altre sostanze.
    Ad esempio: utilizzare sostanze o ubriacarsi e non essere in grado di svolgere le proprie
    attività a casa, al lavoro o con altre persone; sentire di aver bisogno della droga per
    essere adeguato con gli altri, al lavoro o a casa; guidare sotto l’effetto di droga;
  2. Assillo costante ad ottenere o utilizzare cocaina o altre sostanze.
    Ad esempio: vivere solo per usare cocaina, alcol o altre droghe; rendere l’uso di sostanze
    eccessivamente importante nella propria vita; essere ossessionato dall’uso di droga.
  3. Tolleranza ridotta o aumentata per cocaina o per altre droghe.
    Ad esempio: avere bisogno di più cocaina per sballare; sballare con più facilità o con
    meno cocaina che in passato.
  4. Perdita del controllo : una volta iniziato il consumo di cocaina o di altre droghe, avere problemi a
    interromperla o a ridurne l’uso, oppure smettere l’uso di cocaina per un periodo di
    tempo ( giorni, settimane o mesi) per poi ricominciare di nuovo.
    Ad esempio: non essere capaci di controllare quanta o quanto spesso si usa cocaina;
    usare alcol o sostanze in quantità maggiori rispetto a quanto previsto; promettere di
    smettere senza riuscirci; non essere capaci di mantenersi astinenti.
  5. Astinenza quando si riduce o si cessa l’uso di cocaina o di altre sostanze
    Ad esempio: stare male fisicamente quando si è cessato o si è ridotto l’uso di cocaina
    (avere tremori, nausea,orripilazione, rinorrea ); manifestare dei sintomi psichici quali
    depressione, ansia, agitazione; usare cocaina o altre droghe per evitare o interrompere i
    sintomi astinenziali. ( per esempio usare sostanze per prevenire l’astinenza , usare alcol o
    droghe per fermare i sintomi, una volta iniziati)
  6. Continuare ad usare cocaina o altre droghe. anche se queste stanno creando
    problemi alla propria vita
    Ad esempio: non ricorrere ad un medico, ad un terapeuta o ad un altro professionista
    per cessare l’uso di cocaina o di altre sostanze, nonostante questo sia un problema;
    perdere il lavoro o non essere capaci di trovarne un altro; farsi arrestare od avere altri
    problemi legali; avere problemi in famiglia o con gli amici; avere problemi finanziari.
  7. Rinunciare ad attività importanti o perdere amicizie per l’uso di cocaina o di altre
    sostanze:
    Ad esempio smettere di partecipare ad attività un tempo ritenute importanti, rinunciare ad
    amici che non usano sostanze, rovinare relazioni a causa dell’uso di droga.

Se pensi di presentare almeno tre di questi segni, allora è probabile che abbia sviluppato una dipendenza ed è consigliabile rivolgersi ad uno specialista psicologo o psichiatra specializzato nella presa in carico delle dipendenze.

Terapia breve cognitivo comportamentale della dipendenza da cocaina a Roma

La terapia cognitivo-compartamentale  (CBT) è una della terapie più efficace per la dipendenza da cocaina. La dottoressa Kathleen Caroll ha concettualizzato una specifica terapia per i dipendenti da cocaina e l’ha descritta nel suo libro Trattamento della cocaina, Approccio cognitivo comportamentale.

Kathleen Caroll ha utilizzato i concetti generali della terapia cognitivo comportamentale adattandoli al trattamento dei pazienti con abuso di cocaina.

Il contributo tecnico che Kathleen Caroll propone è costituito da un percorso che inizialmente introduce ai principi dell’Apprendimento, con il richiamo ai contributi del condizionamento classico ed quelli del condizionamento operante, e successivamente passa ad una delle più importanti modalità di apprendimento secondo l’approccio cognitivo-comportamentale che è il modellamento, detto anche apprendimento per imitazione.

Il trattamento prevede dalle 12 alle 16 sedute di 60 minuti. Vengono affrontati 8 argomenti con relative esercitazioni per imparare a gestire la dipendenza e sapere prevedere i momenti a rischio di ricaduta.

  1. Combattere il desiderio
  2. Sostegno alla motivazione e impegno per l’interruzione dell’uso
  3. Modalità di rifiuto/determinazione
  4. Decisioni apparentemente irrilevanti
  5. Piano di difesa multifunzionale
  6. Problem solving
  7. Gestione del caso
  8. Riduzione rischio HIV

 Perché l’uso della TCC Terapia Cognitivo Comportamentale?

La TCC è strutturata, orientata e focalizzata verso i problemi immediati che si trovano di fronte i cocaino-dipendenti che stanno iniziando il trattamento per liberarsi dall’uso della sostanza. La TCC  è flessibile, rappresenta un approccio personalizzato che può essere adattabile a un’ ampia gamma di pazienti come a diversi tipi di setting e forme di terapia.

“Il Gioco del Rispetto”: telefono senza fili… senza rispetto

Un ottimo riassunto della faccenda del gioco del rispetto negli asili triestini e come siano stati volutamente travisati gli obiettivi delle psicologhe ideatrice, a cura di una collega psicologa

Casa LaLaiza

Ovvero criticare ciò che non si conosce.

Due giorni fa ho incontrato una sindaca (coetanea e conoscente da anni) del paese dove ho trascorso 10 anni della mia vita e in cui non  vivo più. Ella mi ha raccontato che è letteralmente sconvolta dalla “cattiveria” della gente e dalla tendenza a voler mettere il becco e criticare qualsiasi tipo di operato l’amministrazione compia. Le persone criticano addirittura il suo modo di vestire, a dir di molti troppo modesto. E’ altresì sconvolta dal fatto che spesso molte falsità vengano messe in rete e anche se rettificate (scusate il gioco di parole), ormai prendono una via di passaparola che le ingigantisce facendole ripiombare sul mittente stravolte e drammaticizzate, rovinando letteralmente la voglia di fare di chi si rimbocca le maniche e fa. Certo perché chi non fa ha tempo di criticare, aggiungo io.

Similmente a ciò che l’amata sindaca raccontava, ieri una…

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Gruppo Allargato a Perugia, Sabato 11/04/2015

LA PROPOSTA

Incontrarsi per condividere e confrontare opinioni, sogni, pensieri, emozioni, fantasie, storie… senza un tema pre-definito

UTILIZZANDO COSA

Il dialogo, con la partecipazione di specialisti esperti in dinamiche psicosociali e di gruppo

CON QUALE OBIETTIVO

Sperimentare che il confronto attivo in gruppo attraverso il dialogo può contribuire alla costruzione del proprio benessere e di quello collettivo

CHI PUÒ PARTECIPARE

Tutti, soprattutto coloro che desiderano un confronto aperto attraverso la parola

La proposta prende spunto dal Gruppo Analitico Allargato, modificandone alcuni aspetti di setting.

Sabato 11 aprile 2015 ore 14,00 / 19,45

SALA “S.CHIARA”, VIA TORNETTA – PERUGIA

Traversa che collega il parcheggio di Viale Pompeo Pellini/Cupa a Via della Sposa

PER ISCRIVERSI

  •  Inviare la propria adesione a infogruppoallargatopg@gmail.com indicando nome, cognome, anno di nascita, titolo di studio e professione
  • Versare a “IL CERCHIO – Associazione italiana di gruppo-analisi”, una quota di 20 euro come compartecipazione alle spese organizzative (sarà rilasciata una ricevuta di liberalità). Il versamento potrà essere effettuato, prima della sessione iniziale, al tavolo della Segreteria organizzativa e comprende: piccolo buffet, parcheggio, eventuale attestato di partecipazione

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Un primo articolo per Altra Psicologia

Su questo link, potete leggere un mio articolo per Altra Psicologia, sulla formazione degli psicologi in Francia.