Siamo cosi sicuri che l’allattamento non abbia niente a che fare con la sfera sessuale?

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Prendo spunto su una notizia di cronaca che ha fatto parecchio discutere negli ultimi giorni. Una mamma inglese di 44 anni, madre di 2 bimbi, allatta tuttora la figlia dell’età di sei anni e il figlio di 18 mesi.

La notizia è arrivata anche in America, dove il dibattito si è allargato, con i pro-allattamento ad oltranza e i contro e tra i sostenitori della mamma inglese, c’è stato anche una psicologa Kathleen Kendall-Tackett, che ha scritto a National Public Radio : «Ci sono tante persone che nei paesi occidentali sono state allattate fino a 3 anni o più. Non sono casi così rari. Si conoscono poco perché le madri che lo fanno sanno esattamente come vengono giudicate dalla società. Ci sono casi in cui alcune madri temono di essere accusate di “abuso sessuale.” Quando si sa che l’allattamento non ha nulla a che fare con la sfera sessuale».

Personalmente, come madre che ha allettato il proprio figlio fino a 13 mesi, come membro di un’associazione che promuove l’allattamento al seno (Lattemiele), come psicologa, mi permetto di dissentire, sull’ultima affermazione della Kendalll. Tackett, ovvero che l’allattamento non ha nulla a che fare con la sfera sessuale.

In primo luogo perché da un punto di vista psicodinamico, tutto è sessualità. Ovvero anche le primissime cure che la madre da al neonato, le coccole, i massaggi, sono stimolazioni che permetteranno al bambino di crescere sano e a suo agio con il proprio corpo, ovvero di investire in maniera erogena il suo corpo. I bambini non presi in braccio, coccolati, sono quelli che poi hanno sviluppato una forma di ospedalismo e di abbandonismo come quei casi osservati alla fine della didattura di Ceaucescu quando si sono scoperti casi di bambini molto carenzati negli orfanotrofi in Romania.

In questo senso, sin dalla nascita, c’è una componente sessuale, nel rapporto madre- bambino che però non è ancora colorato dall’aspetto dal desiderio. E’ il piacere corporeo della coccola. A sei anni, le cose sono bene diverse, il bambino ha già attraversato (o sta attraversando ) la fase edipica, ovvero un periodo in cui se è maschio fantastica di prendere il posto del papà nel cuore della mamma e se femmina sogna di sposarsi da grande con il padre e soppiantare la mamma. Credo quindi che se a quest’età, è ancora allattato potrebbe sentirsi onnipotente, e vedere in parte il suo sogno realizzato, ovvero di condividere con la mamma un intimità che normalmente è riservata al padre.

É per questo che il ruolo del padre nella crescita del bambino è fondamentale.

In effetti, nei primi mesi di vita, tra madre e bambino, si instaura una fusione, uno stato di estrema sintonizzazione della madre verso i bisogni del suo bambino. E quello che le consente di capire i suoi pianti e di anticipare i suoi bisogni. Questa fase, Winnicott psicoanalista inglese, l’ha chiamata preoccupazione materna primaria, e la definisce una “malattia” normale, perché è transitoria e utile al mantenimento in vita del piccolo. Con la crescente maturità del bambino, la madre si adegua e lascia sempre più spazio tra se e il figlio. In effetti quello che è necessario ad un neonato, una perfetta sintonizzazione, non lo è più con un bambino più grande, anzi gli impedirebbe di fare determinate tappe di sviluppo. Ed è in questi casi, quando per un motivo o per un altro, c’è una fatica ad uscire dalla simbiosi dei primi mesi, che il ruolo del padre è fondamentale. Lui è presente e apre il rapporto duale verso il rapporto al terzo. Il terzo è prima di tutto il padre, ma anche l’esterno, il resto della famiglia e poi la società.

In conclusione, non so se ci sia qualcosa di patologico nel caso della mamma inglese perché i vari articoli di stampa non ci consentono di farne un quadro psicologico, ma mi sembra restrittivo affermare che nell’allattamento non vi sia nessuna componente sessuale e questo qualsiasi sia l’età del bambino. Ovviamente, ribadisco che la sessualità va intesa in senso lato, cioè che alla nascita e nei primi mesi di vita, il contatto pelle a pelle, madre bambino favorisce l’integrazione e l’equilibrio corporeo del piccolo d’uomo.

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Psychothérapie en français à Rome

S’expatrier, c’est aussi parfois se confronter au mal-etre et à la solitude. S’èloigner de son pays d’origine fait parfois resurgir des conflits du passé, ou tout simplement les difficultés d’integration dans une culture différente peuvent rendre utile la confrontation avec un tiers formé à l’écoute. Française expatriée en Italie, j’ai obtenu le titre de psychologue en France à l’Université de Paris 10 Nanterre, et j’ai ensuite obtenu l’équivalence en Italie, où je suis inscrite à l’ordre des Pychologues. Je me suis spécialisée en psychothérapie en Italie à la Coirag.

A Rome, je propose aux francophones résidant à Rome la possibilité d’entreprendre un travail thérapeutique dans leur langue maternelle. Dans ma pratique professionnelle, j’utilise la psychothérapie d’orientation analytique, mais je suis aussi formée à l’utilisation du psychodrame et à l’EMDR.

Je reçois près du Vatican à 100m du métro Valle Aurelia.

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Che cosa fa lo psicologo? Un corto animato lo spiega!

Condivido qui questo bellissimo corto che descrive molto bene il lavoro dello psicoterapeuta. L’empatia, la relazione terapeutica, il transfert,  descritti senza parole ma con delle bellissime immagini.

Mostra anche che neanche lo psicologo  è immune dalla sofferenza e che anche lui giova dell’aiuto di un terzo.

Illuminante!

EMDR: una terapia breve per curare il trauma e non solo

Il metodo EMDR è una terapia breve, per curare in poche sedute i disturbi legati ai traumi, questa cura non viene applicata soltanto dopo un evento grave, ma può essere utilizzata per piccoli traumi, come nel caso di esperienze spiacevoli che lasciano nella mente un ricordo carico di sofferenza.

emdrChe cos’è l’EMDR?
L’EMDR è una tecnica nata negli anni ’80 in America, originariamente per curare il trauma, ma successivamente allargata anche al trattamento di problematiche diverse , come i disturbi d’ansia, la depressione, o gli attacchi di panico. L’acronimo EMDR, può essere tradotto con “desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari”. Questa nuova terapia, che è stata l’oggetto di numerose ricerche, per verificarne l’efficacia, consente di ottenere una maggiore integrazione di eventi di vita difficili. L’OMS ha recentemente riconosciuto ufficialmente l’EMDR come un trattamento particolarmente efficace per il trattamento di traumi psicologici e del disturbo post traumatico da stress.

A chi serve l’EMDR ?
La terapia EMDR è indicata per qualsiasi persona che soffre a seguito di un’ esperienza traumatica di diverso genere.
Può trattarsi di un trauma “evidente”, con la T maiuscola, come aver assistito ad un incidente, avere subito abusi o un lutto, essere colpito da una catastrofe naturale come un incendio, un terremoto.
Ma è anche indicata per chi ha avuto eventi di vita difficili o traumi con la t minuscola, i quali possono passare inosservati ed essere fonte di emozioni o comportamenti eccessivi (carenze affettive di cui si è sofferto da piccoli, propri comportamenti per cui ci si sente in colpa, aborto spontaneo, insuccessi scolastici o lavorativi, delusioni amorose). Queste difficoltà si esprimono con forme diverse ad esempio irritabilità, ansia, incubi, tendenza all’isolamento, stato depressivo, dolori somatici. Altri disturbi psicologici dipendono anche, in alcuni casi, da traumi più o meno recenti, a volte inconsci: depressione, dipendenze, disturbo del comportamento alimentare, attacchi di panico, fobie.
Questi disturbi compaiono quando il nostro cervello è stravolto da un choc traumatico e non riesce a trattare ed elaborare le informazioni come lo fa normalmente. Il ricordo dell’evento è in qualche modo congelato e non può di conseguenza integrarsi con le altre esperienze e conoscenze di cui la persona potrebbe servirsi, mantenendo quindi intatta la loro carica emotiva negativa.

Come funziona la terapia breve EMDR?
Dopo alcuni colloqui preparatori, il terapeuta chiede al paziente di concentrarsi su un’ emozione o su un ricordo sgradevole. Successivamente inizia un protocollo di intervento che prevede una stimolazione bilaterale che può consistere in un tamburellamento sulle ginocchia del paziente (tapping) o un movimento delle dita da seguire con gli occhi. Tra ogni serie di stimolazione, il paziente è invitato a notare i cambiamenti emozionali all’opera nel suo corpo e le immagini che sorgono. Sembra che queste stimolazioni bilaterali permettono di collegare i due emisferi del cervello. Attraverso la stimolazione bilaterale, i circuiti della memoria vengono riconfigurati in modo che il ricordo traumatico non sia più doloroso, e che la sua evocazione non scateni più emozioni negative. Le stimolazioni bilaterali consentono una riduzione immediata della carica emozionale legata alla situazione sgradevole.

Come professionista ritengo che l’EMDR rappresenti una valida opportunità nella cura rapida dei disturbi traumatici e che possa anche essere inserita all’interno di un percorso terapeutico tradizionale come ulteriore risorsa.

4 ragioni per cui internet aumenta l’ipocondria: la cybercondria

L’ipocondria è una problematica nota, ma la facilità di accedere a informazioni mediche su internet favorisce l’emergenza di un nuovo fenomeno la cybercondria.

“Dottoressa, sono tre giorni che mi misuro la pressione e ce l’ho sempre alta, ho controllato su internet, anche se sono giovane può essere che abbia comunque bisogno di un farmaco?” “ Soffro di bruciore di stomaco, ho letto su internet che è uno dei sintomi del morbo di Crohn, sarà il caso che faccia degli accertamenti?”. Sono sempre di più i pazienti che incontro nel mio studio di psicoterapia ad Amelia (Terni), che vengono per un problema di ansia o di attacchi di panico, e che dopo essersi documentati su internet, iniziano a convincersi di avere questa o quest’altra patologia.

cybercondriaMa vediamo qual è sono le origini dell’ipocondria L’ipocondria è una maniera di « rappresentare l’angoscia, di legarla ad un oggetto, poiché un pericolo localizzato ed evidenziabile come un cancro è più facile da sopportare rispetto ad un pericolo costante e diffuso. Si può spesso ricostruire l’origine dell’ipocondria nella storia personale. Spesso chi ne soffre ha avuto delle carenze affettive precoci, un lutto, una separazione. Altri avevano genitori ansiosi o iperprotettivi che portavano i figli dal medico per motivi futili, generando in loro un sentimento di vulnerabilità e d’insicurezza verso il proprio corpo.

 

L’ipocondria potrebbe anche essere letta come una mancanza di autostima. Si sceglie la malattia, la quale è una forma accettabile di fallimento, per nascondere un sentimento profondo d’impotenza e di annientamento. Le angosce ipocondriache sono tra l’altro abbastanza frequenti nell’adolescenza e nella menopausa, perché questi periodi si rimette profondamente in discussione se stessi e la propria immagine.

 

Un fenomeno nuovo : LA CYBERCONDRIA.

L’ipocondria è la malattia più vecchia del mondo, poiché era già conosciuta dagli Antichi Greci, ma con l’avvento di internet potrebbe diventare il male del secolo. I numeri parlano chiaro: 7 persone su 10 controlla su internet prima di andare dal medico e 85 % degli italiani sarebbe andato almeno una volta su internet allo scopo di trovare informazioni mediche. Il fenomeno viene chiamato cybercondria: l’ansia generata dalle ricerche di salute in internet.

Perché internet favorisce l’ipocondria?

  1.  oggigiorno qualunque domanda ci poniamo, ne cerchiamo la risposta online: dal nome di un regista alla ricetta del piatto che vogliamo cucinare a cena. Internet accorcia i tempi, molto spesso è un aiuto valido. Poiché risponde a tutti i nostri quesiti, non c’è da stupirsi se lo utilizziamo anche quando abbiamo un dubbio sulla nostra salute.
  2. Le risposte che troviamo su internet sono spesso molto tecniche, tendiamo quindi a concentrarci maggiormente sui racconti che troviamo nei forum come doctissimo . Spesso però le storie che leggiamo anziché rassicurarci, sono fonte di preoccupazioni ulteriori. In effetti tendiamo a concentrarci maggiormente sulle descrizioni di casi gravi, con tante complicanze, che sulle storie a lieto fine.
  1. Paradossalmente, il peggiore nemico dell’ipocondriaco è l’eccesso di informazione. Se un soggetto si convince di avere una malattia, inizierà a presentare anche i sintomi che finora non aveva, ma che ha letto su internet. Facciamo un esempio, Paolo è convinto di avere i primi sintomi di una meningite: ha un torcicollo e un po’ di emicrania. Dopo essersi documentato sui segni della meningite, sente che la luce gli da fastidio e ne deduce che si tratta di fotofobia, altro sintomo della meningite. Ecco come un piccolo stato influenzale può prendere delle proporzioni allarmanti.
  2. L’assillo dei media: la televisione, la radio danno uno spazio sempre maggiore alle notizie che riguardano la salute. Cibi pericolosi, vaccini che provocherebbero l’autismo, prodotti che contengono sostanze pericolose , (ogm, paraben…), per non parlare delle grandi epidemie : influenza aviaria, H1N1, ebola, siamo continuamente tartassati da notizie che ci spingono ad andare a cercare delle delucidazioni online. Questa onnipresenza delle questioni di salute sui media è uno dei fattori che ha portato molti ipocondriaci potenziali, a diventare dei veri e propri ipocondriaci.

Come curare la cybercondria?

Una psicoterapia permetterà di capire le cause dell’ipocondria e di trovare i modi per combatterla, ma tuttavia seguire questi semplici consigli potrebbe limitare i comportamenti cybercondriaci.

  1. Nelle ricerche online, limitarsi nella scelta delle parole chiave a dei termini generici e evitare di associarle ad una patologia. Per esempio digitando « mal di testa » insieme a « tumore al cervello », è probabile che i risultati faranno pensare che i tumori sono una delle cause maggiore del mal di testa.
  2. Verificare la fonte dell’articolo, la sua data di pubblicazione e la certificazione che il sito aderisce all’ HONcode, una serie di linee guida proposte dalla fondazioneHealth On the Net ai siti web che trattano materie inerenti alla salute e alla medicina , che garantiscono all’utente, un certo livello di affidabilità e di imparzialità delle informazioni pubblicate;
  3. Finché la vostra malattia non è stata diagnosticata da un medico, evitate i forum di discussione, che contribuiranno ad aumentare il vostro disagio e le vostre paure. Vi si trovano soprattutto testimonianze di persone che stanno male e poche risposte ai propri dubbi.

Il mio bambino morde: cosa fare?

Molti genitori si preoccupano  quando si confrontano con  questo atteggiamento, che reputano anormale. Occorre tuttavia sapere che a quest’età il bambino che morde ha un comportamento normale, perché costitutivo del suo sviluppo psico-affettivo. È un modo di entrare in contatto con l’altro e di reagire di fronte ai divieti e quindi alla frustrazione.

Il fatto che si tratti di un comportamento normale non significa che non si debba intervenire e cercare di porre dei limiti al bambino. È anche molto importante  non dare giudizi sul bambino  come “Sei cattivo” ma insistere sul divieto legato al gesto del mordere, per mantenere la sicurezza di sé e la sua autostima.morso bimbo

Come genitore ed educatore, il nostro compito è di insegnare al bambino che è vietato mordere spiegandogli il perché. Occorre sottolineare il divieto e dire al piccolo  che in alcune situazioni è autorizzato ad essere arrabbiato, ma non può mordere.

Il genitore deve spiegare al piccolo che può mordere un oggetto, ma non una persona perché fa del male. E importante tenere presente che un conto è mordere un giocattolo (un comportamento ancora tipico per la fascia d’età) e altra cosa è invece dare un morso a un essere vivente. Questa differenza deve essere compresa bene anche dal bambino.

Il morso non è legato soltanto alla rabbia ma può anche essere l’espressione di un eccesso di emozioni che il bambino non sa ancora esprimere attraverso le parole. Si vedono spesso scene in cui bambini intorno all’anno di età abbracciano un altro bambino o un adulto e poi  lo mordono. Questi comportamenti disturbano  ma non sono anormali. Il bambino vive delle emozioni che non è  ancora in grado di gestire sia per quanto riguarda la sua maturità affettiva sia a livello linguistico. Per i genitori  quello che serve è aiutare il bambino mettendo delle parole alle sue emozioni, ribadendo il divieto. E anche importante  valorizzarlo quando fa bene qualcosa. E’ un modo per aiutarlo ad evolversi, a crescere e a socializzare.

In genere, se si opera in tal modo e si  cerca di non drammatizzare eccessivamente la situazione, questi comportamenti scompaiano abbastanza velocemente.

Se dura nel tempo e si accompagna ad altre manifestazioni di aggressività, occorre capire quello che sta succedendo. In quel caso, bisogna cercare di comprendere se il bambino sta vivendo qualcosa di difficile per lui in quel momento, se ci sono degli eventi che potrebbero turbarlo ( trasloco, gravidanza, nascita) e che potrebbero essere la causa di questo comportamento. Tuttavia, è necessario mantenere i limiti e continuare a marcare il divieto di mordere per aiutare il bambino ad evolvere e verbalizzare quello che prova. Può essere utile parlarne con il pediatra o uno psicologo.

Inoltre, possiamo aiutare il piccolo a capire meglio quello che sta vivendo insegnandogli a riconoscere le proprie emozioni attraverso dei libri adatti alla sua età.

Si possono anche proporre dei  giochi motori  (gioco con la palla, colpire un tamburello) i quali aiutano il bambino a spostare la sua aggressività scaricandola e utilizzando quest’energia in maniera positiva.

 

Nouveau service: psychothérapie en ligne pour français expatriés

Française expatriée en Italie, je propose aux français expatriés qui souhaitent effectuer une thérapie en français, des entretiens en ligne. Je m’adresse en particulier à toutes les personnes expatriées qui souhaitent rencontrer un thérapeute francophone mais qui ont du mal à le trouver sur place, mais aussi aux patients qui voyageant fréquemment , n’ont pas la possibilité d’effectuer une psychothérapie traditionnelle en cabinet. Internet permet d’offrir des consultations en ligne en recréant un cadre accueillant.